Energia

"C come Comunità energetiche”: cosa sono e come funzionanocome Comunità energetiche

21 maggio 2022

 

Un modello virtuoso basato sulla condivisione: le comunità energetiche sono associazioni composti da enti pubblici locali, aziende, attività commerciali o cittadini privati, che scelgono autonomamente di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Vantaggiose dal punto di vista economico e ambientale, stanno crescendo in Italia - ben 59 le nuove censite tra giugno 2021 e maggio 2022 secondo il rapporto Comunità Rinnovabili 2022 di Legambiente - e hanno un ruolo particolarmente strategico per un futuro energetico sempre più sostenibile e sicuro. Ecco perché.

 

 

 

Che cosa sono e come funzionano le comunità energetiche

Le comunità energetiche rappresentano una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale capace di agevolare lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale. Il loro funzionamento si basa sul coinvolgimento di una serie di soggetti privati e/o pubblici, i quali costituiscono un ente legale per produrre energia elettrica attraverso fonti rinnovabili. Dotati di un proprio impianto per la generazione di energia elettrica per l’autoconsumo, ciascun utente cede la parte di energia in eccesso agli altri soggetti collegati alla smart grid: un’infrastruttura intelligente che collega tutti i soggetti della comunità energetica.

Oltre a soddisfare il fabbisogno energetico dei soggetti che ne fanno parte, le comunità energetiche incentivano la nascita di nuovi modelli socioeconomici caratterizzati dalla circolarità: chi ne fa parte segue attivamente – infatti – è protagonista in tutte le fasi del processo energetico, dalla produzione fino al consumo e scambio dell’energia, secondo i principi di responsabilità ambientale, sociale e economica che mettono al centro la partecipazione attiva e condivisa delle persone.

Le comunità energetiche rappresentano una forma

energetica collaborativa, incentrata su un sistema

di scambio locale capace di agevolare lo sviluppo

sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal

sistema elettrico nazionale

 

Cosa prevede la normativa italiana sulle comunità energetiche

 

Le comunità energetiche rinnovabili (Cer) sono state normate in Italia con il Decreto Milleproroghe 162/2019, attraverso cui è stata promossa la legge che le riconosce ufficialmente. Come indicato dalla normativa, le comunità energetiche sono definite soggetto giuridico basato sulla partecipazione volontaria e può essere costituito da piccole e medie imprese, persone fisiche, enti territoriali o autorità locali. La sola restrizione imposta fa riferimento alle aziende: in questo caso, la produzione e cessione dell’energia all’interno della comunità energetica costituita non deve rappresentare l’attività principale.

 

L’altra configurazione prevista è quella dei gruppi di auto consumatori di energia rinnovabile, con cui una serie di soggetti privati possono produrre e vendere energia elettrica da fonti rinnovabili in modo autonomo a più utenze sul territorio. Riguardo ai finanziamenti, invece, le comunità energetiche in Italia possono ottenere un beneficio tariffario per 20 anni gestito dal GSE (Gestore Servizi Energetici) e, ulteriori risorse, arrivano dal Pnrr: il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede uno stanziamento di 2,2 miliardi di euro per promuovere lo sviluppo di comunità energetiche nei Comuni sotto i cinquemila abitanti. Con quale obiettivo? Installare circa 2.000 MW di nuova capacità di generazione elettrica che, ipotizzando una produzione annua da fotovoltaico di 1.250 kWh per ogni kW, andrebbe a produrre circa 2.500 GWh annui. Una otenza in grado di evitare l’emissione di 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. 

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